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Conferenza-dibattito Esperia sul Qatargate: problema antico o attacco alla democrazia europea?

Pubblicata da AISE




Esperia, circolo culturale ispirato ai valori comuni dell’identità europea, alla grande tradizione politica dell’Occidente ed al pensiero del Partito Popolare Europeo, ha tenuto giovedì 2 febbraio, presso la sala riunioni di “Io sono Piemonte”, a Bruxelles, una conferenza-dibattito sul tema: “Qatargate: problema antico o attacco alla democrazia e all’Unione Europea?”

Sono intervenuti al dibattito, moderato dal Presidente di Esperia, l’eurofunzionario Antonio Cenini, nell’ordine, Alessandro Butticé, giornalista, generale della Guardia di Finanza in congedo, ex portavoce dell’OLAF (Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode); Cristiano Sebastiani, Presidente sindacato R&D Renouveau et Democratie, il principale sindacato della funzione pubblica europea; e Véronique Laurent, avvocato ed ex presidente, dal 2013 al 2019, del Consiglio centrale di sorveglianza penitenziaria del Belgio.

Antonio Cenini ha esordito ricordando l’impegno del Circolo Esperia, con le proprie iniziative culturali e di approfondimento, in favore di una sempre maggiore integrazione europea, la migliore risposta possibile alle grandi sfide dei giorni nostri. Per questo, preoccupa molto il possibile impatto negativo dello scandalo Qatargate sull’immagine dell’Unione Europea e delle sue istituzioni, a poco più di un anno dalle prossime elezioni europee, con il rischio di una crescente disaffezione dei cittadini e di un alto tasso di astensionismo alle urne.

“É auspicabile – ha detto - che la risposta delle Istituzioni europee allo scandalo in corso sia rapida, chiara e unitaria, nel pieno rispetto del principio di non colpevolezza per ognuno degli indagati, e che ogni possibile iniziativa utile a preservare l’integrità e la reputazione dell’Unione Europea sia messa in atto da tutti gli attori coinvolti. A tale riguardo, il Circolo Esperia non farà mancare il proprio contributo di analisi e proposte”.

Alessandro Butticé, giornalista, generale della Guardia di Finanza in congedo, e primo portavoce dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OLAF), ha iniziato il suo intervento precisando di parlare a titolo esclusivamente personale, come giornalista indipendente. E unicamente sulla base delle poche informazioni sinora pubblicate dalla stampa.

A suo parere, il Qatargate impone serie riflessioni su tre binari paralleli, che non devono e non possono collidere o risultare in contraddizione o alternativi tra loro.

Il primo è quello della tolleranza zero per ogni tipo di corruzione all’interno delle Istituzioni Ue; il secondo, quello della necessità di proteggere l’Ue e la democrazia, sulla quale gli stati membri dell’Ue si basano, da influenze e attacchi esterni, che possono avvenire a mezzo di corruzione, ma anche da regali avvelenati alle autorità giudiziarie degli Stati membri. Il terzo, quello dell’accensione di un faro europeo sul sistema giudiziario e carcerario del Belgio, Paese che ha l’onore, ma anche l’onere, di ospitare le sedi delle principali Istituzioni Ue assieme a Bruxelles capitale europea.

Faro, ha sostenuto Butticè, che sembra necessario accendere dopo le denunce degli avvocati della vicepresidente del Parlamento Europeo Eva Kaili su un problema che, sinora, pare non abbia interessato nessuno, né a livello di opinione pubblica né della politica, sia belghe, che europee.

“La corruzione è un problema antico” ha esordito Butticé, cominciando a discutere del primo binario. “È il fenomeno criminoso più antico dell’umanità, cominciato forse con la mela offerta ad Eva dal serpente, passando poi dai Babilonesi ai Romani, dai Greci agli Egiziani. La corruzione riguarda tutti i tempi, tutti i Paesi, tutte le organizzazioni. Ma soprattutto coloro che credono, illusoriamente, di esserne meno esposti”. Aggiungendo che essa diventa inevitabile “quando non si rispettano le regole, anche deontologiche, che esistono, nelle Istituzioni Ue forse più che altrove, ma che non tutti rispettano. Come, ad esempio, quella che vieta a membri e funzionari delle Istituzioni Ue di ricevere, da chiunque, doni o favori anche simbolici, persino di qualche decina di euro. Ma soprattutto quando si pensa che la corruzione non ci riguardi. E si abbassa quindi la guardia”.

Il Generale Butticé ha quindi raccontato, come esempio, di quando, assieme alla Procura Nazionale Antimafia italiana, portò le prove, nella sua vita professionale precedente, alle autorità giudiziarie svizzere di un loro giudice corrotto da un’organizzazione contrabbandiera italiana. “Rivedo ancora le facce sorprese dei miei interlocutori. Non credevano a quella che era invece una triste realtà”, ha raccontato.

La Commissione Europea, secondo Butticé, che ha iniziato il suo servizio presso le strutture antifrode della Commissione Europea nel lontano 1990 dopo lo scandalo che nel 1999 ha portato alle dimissioni della Commissione Santer, ha adottato una politica detta di “tolleranza zero” contro la corruzione ed ogni atto indelicato da parte dei propri membri e funzionari. “Il Parlamento Europeo ha forse avuto un approccio meno rigido, soprattutto sul piano preventivo, delle tante regole che già esistono”, ha aggiunto.

Bruxelles, ospitando le sedi delle principali istituzioni Ue e la Nato è, assieme a Washington, una delle due capitali mondiali delle lobbies.

Visto che la Commissione europea ha il diritto di iniziativa per la legislazione dell'UE, è un obiettivo naturale per la rappresentanza degli interessi legati a una questione politica o a un'iniziativa legislativa. Ma lo sono anche le altre Istituzioni, a cominciare dal Parlamento Europeo.

A Bruxelles sono presenti oltre 15.000 lobbisti che rappresentano praticamente tutti i settori del commercio, dell'industria, dei servizi, della tutela dei consumatori, della politica regionale, ecc. Il loro compito è quello di influenzare il processo legislativo europeo, mentre le Istituzioni Ue, ed in particolare la Commissione Europea, sono tenute ad ascoltare tutte le parti direttamente interessate.

Presso la Commissione Europea esiste un registro per la trasparenza: si tratta di una banca dati che elenca le organizzazioni che cercano di influenzare il processo legislativo e di attuazione delle politiche delle istituzioni europee. Il registro mette in evidenza quali sono gli interessi perseguiti, chi li persegue e con quali risorse finanziarie, e in questo modo rende possibile il controllo pubblico, offrendo ai cittadini e ad altri gruppi di interesse la possibilità di monitorare le attività dei lobbisti.

I commissari europei, i membri dei loro gabinetti e i direttori generali pubblicano informazioni sui loro incontri con organizzazioni o liberi professionisti.

Le riunioni riguardanti l’elaborazione e l’attuazione di politiche nell’UE possono aver luogo soltanto se i rappresentanti di interessi sono iscritti nel registro per la trasparenza dell’UE.

“Non va infine scordato”, ha ricordato Butticé, “che le Istituzioni Ue dispongono di un Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OLAF) e dell’Ufficio del Procuratore Europeo (EPPO). Che sono competenti anche per i casi di corruzione di membri e funzionari delle Istituzioni Ue”.

A proposito dell’eventuale necessità di creare nuovi organismi indipendenti di controllo e nuove regole, Butticé ha ricordato l’ammonimento di Tacito: corruptissima Re Publica plurimae leges (Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto), a significare che quando le istituzioni sono molto corrotte e la legalità viene meno le leggi si moltiplicano, perché sono create non più una volta sola per il bene comune, ma ad personam e ad hoc, negli interessi di mille singoli corruttori in mille situazioni di vantaggio personale.

“Non credo davvero ci vogliano molte più regole. Forse basterebbe fare rispettare con rigore, ma anche buon senso, senza permetterne furbi aggiramenti, quelle che già esistono”, ha detto.

Passando al secondo binario, cioè della necessità di difendere le istituzioni Ue e la democrazia da attacchi esterni, Butticè ha ricordato aver dichiarato ad un giornale svizzero che lo aveva intervistato in proposito, già il 14 dicembre, cioè qualche giorno dopo l’esplosione dello scandalo e prima che si apprendesse del ruolo giocato da servizi segreti di Paesi terzi, di essere stato impressionato molto dalla dichiarazione della Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. “La democrazia europea è sotto attacco”, aveva detto. Ed il generale Butticé si è detto immediatamente d’accordo, ponendosi quindi un interrogativo, cui poi ha avuto conferma sulla stampa, dal ruolo svolto da servizi segreti di paesi extra europei.

“Possiamo escludere che dietro quello che, dalla lettura della stampa, sembra essere un pacchetto ben confezionato di accuse e prove in possesso della giustizia belga, nonostante l’indubbia capacità investigativa, non ci possano essere manovre di potenze straniere che vogliono magari destabilizzare l’Europa e l’Occidente? È solo una domanda che le istituzioni Ue non possono non porsi. Prendendo adeguate misure per difendersi. Oltre che dalla corruzione dei suoi membri e funzionari, anche dall’utilizzo dei nostri meccanismi giudiziari, da parte di potenze straniere che non hanno lo stesso livello di indipendenza delle nostre magistrature. E che non diminuisce in alcun modo le gravissime responsabilità individuali, qualora accertate, nel rispetto della doverosa presunzione di innocenza, degli indagati. Che potrebbero tuttavia essere stati lo strumento, inconsapevole seppure dolosamente complice, di un’azione di destabilizzazione dell’Ue”.

Il terzo binario, che rotea parallelo agli altri due attorno al Qatargate, secondo Butticé, è quello relativo al sistema penitenziario belga. Secondo le denunce dell’Avvocato della Vicepresidente del Parlamento Europeo, la greca Eva Kailli, arrestata ed in carcere da diverse settimane, è oggetto di pressioni se non di vere e proprie “torture”.

Il Generale Butticé ha ricordato a tale proposito che le misure cautelari in carcere, consistenti nella privazione della libertà personale di soggetti non ancora condannati dopo un regolare processo e quindi ancora “presunti innocenti”, sono previste unicamente in tre casi: per evitare il rischio di fuga, l’inquinamento probatorio e la reiterazione del reato. Ma non certo per estorcere od incoraggiare una confessione, che non sia spontanea.

Ha quindi auspicato l’accensione di un faro europeo sulla situazione penitenziaria del Belgio finora ignorata, o non conosciuta, sia dall’opinione pubblica che dalle Istituzioni Europee, rimandando per un approfondimento di questo tema all’intervento dell’Avvocata Laurent.

Non prima però di aver manifestato la sua preoccupazione per il fatto che tale situazione, se confermata, possa diventare un brutto esempio o precedente: non solo per paesi terzi ai quali l’Unione Europea indica spesso la necessità di rispettare i diritti umani degli indagati e dei carcerati, e di una giustizia giusta, ma anche per Stati Membri dell’Unione Europea meno sensibili all’argomento e che potrebbero in futuro sentirsi giustificati, nel caso venisse confermato che lo Stato Membro ospite delle principali Istituzioni dell’Ue non dovesse risultare un esempio nell’applicazione di principi che l’Ue considera a proprio fondamento.

Cristiano Sebastiani, che prima di entrare alla Commissione Europea è stato avvocato, e che da tempo riveste il ruolo di Presidente di R&D (Rinnovamento&Democrazia), il principale sindacato dei funzionari dell’Ue, ha affermato non esserci alcun dubbio sul fatto che “il Quatargate é il più scioccante scandalo etico nella storia dell'UE con delle conseguenze drammatiche sulla credibilità delle istituzioni europee. Con le susseguenti, prevedibili ed inevitabili strumentalizzazioni dei nemici del progetto europeo cui non poteva essere offerto un miglior e immeritato regalo”.

Come confermato dalle innumerevoli reazioni di sostegno ricevute dai suoi colleghi a seguito della presa di posizione di “Renouveau & Democratie”, Sebastiani ha dichiarato che “il personale delle istituzioni europee è profondamente irritato di dover subire il discredito e comunque non è in alcun modo disposto a pagare come già in passato il prezzo di questi nuovi scandali. Scandali che non debbono essere strumentalizzati per giustificare una nuova riforma dello Statuto come quella del 2004, dopo le dimissioni della Commissione Santer”.

A tale proposito Sebastiani, che è stato tra gli attori della reazione etica e legale al tentativo di nepotismo dell’ex Vice Primo Ministro Francese Edith Cresson nella sua veste di Commissaria Europea, che provocarono in seguito le dimissioni della Commissione Europea presieduta dal lussemburghese Santer, ha ricordato l’opera, a suo avviso nefasta, di riforma della funzione pubblica europea da parte dell’allora Commissario Europeo britannico Neil Kinnock.

“Gli standard etici dell'UE stabiliti dallo Statuto sono già assolutamente rigorosi, più rigorosi di quelli in vigore a livello nazionale”, ha precisato. “Tuttavia, spesso il problema è che queste regole non vengono applicate con il massimo rigore”.

E la storia recente anche in occasione del “Quatargate” ha tristemente dimostrate che “le istituzioni non sono capaci di meritare il privilegio dell’autodichia, assicurando da sole il controllo della corretta applicazione delle norme etiche: ogni volta è stato necessario l’intervento di attori esterni per mettere in luce comportamenti inaccettabili che le istituzioni avrebbe dovuto esser capaci autonomamente di prevenire o per lo meno di sanzionare. E tutto non si può e non si deve ridurre semplicemente alla lotta alla corruzione che deve naturalmente essere una priorità assoluta”.

Ha poi proseguito trattando la gestione dei conflitti di interesse e delle revolving doors che considera essere prodromiche alla corruzione tanto da essere qualificabili “soft corruption”, “che deve essere gestista in modo assolutamente rigoroso e senza timori reverenziali come invece, per esempio, è accaduto da ultimo per il “Barrosogate””.

A proposito del passaggio dell’ex Presidente della Commissione Europea Manuel Barros a Goldman Sachs, ha precisato che “sono state necessarie una petizione “non a nostro nome” sostenuta del nostro sindacato insieme a decine di migliaia di colleghi che l’hanno sottoscritta, le prese di posizione della Mediatrice Europea e del Parlamento Europeo per ottenere che la Commissione Jancker prendesse finalmente in considerazione la gravità dello scandalo. È stato per dare una risposta alla crisi di credibilità e legittimità della Commissione a seguito del Barrosogate, che nel 2019 in occasione della sua candidatura alla presidenza della Commissione la presidente Von von der Leyen si è impegnata a sostenere la proposta che anche noi avevamo formulato di istituire un comitato etico indipendente comune a tutte le istituzioni”.

“Si tratta – ha spiegato – di una proposta che va nella giusta direzione così come il parere in merito formulato dal PE nel settembre 2021 ed è oggi quanto mai urgente che la procedura si concluda al più presto e in modo pienamente soddisfacente. Ma per sperare che tale proposta possa contribuire a ricostruire la fiducia nelle istituzioni europee, è essenziale che il mandato di tale comitato non sia limitato al ruolo di ennesimo organo consultativo ma includa anche poteri di indagine e sanzionatori”.

Sebastiani ha quindi proseguito il suo intervento rammaricandosi del fatto che tale comitato non sia stato ancora istituito, anche se “la volontà confermata dalle presidentesse della Commissione e del PE in reazione al Quatargate di procedere senza ulteriori ritardi alla sua creazione è sicuramente un elemento essenziale della risposta forte e credibile che le istituzioni debbono fornire alle giuste preoccupazioni dei cittadini europei”.

L’istituzione di tale comitato, secondo il presidente di R&D, dovrà essere accompagnata da un’applicazione assolutamente rigorosa della regolamentazione applicabile in merito ai casi di revolving doors ed a nuove disposizioni molto più stringenti in merito alle attività professionali di ex deputati europei, ma anche a quelle di lobbying, anche da parte di rappresentanti di Stati esteri.

“Per una volta le istituzioni europee debbono essere capaci di smentire il proverbio che ricorda che “presto e bene non vanno insieme”. Data la gravità della crisi attuale, non si può più aspettare un solo instante di più per mettere in atto le misure adeguate”, ha ammonito.

“Non dobbiamo dimenticare che i negoziati per la creazione di questo organismo indipendente vanno avanti da tre anni e prima del Quatargate erano ancora lontani da una soluzione accettabile, e che in passato la Commissione ha proposto un registro per la trasparenza obbligatorio per tutte le istituzioni dell'UE già nel 2016 e ci sono voluti cinque anni perché il Parlamento e il Consiglio lo accettassero”, ha aggiunto, precisando infine che “dobbiamo essere tutti coscienti che se per il Quatargate le istituzioni non saranno state capaci di dare risposte soddisfacenti e di offrire garanzie chiare e credibili, le elezioni del Parlamento Europeo nel 2024 rischiano di avere esiti devastanti tanto per quanto riguarda il tasso di astensione che le posizioni espresse”.

“Sarebbe più che mai irresponsabile sperare che l’attenzione mediatica diminuisca, illudersi che il Quatagate possa ridursi soltanto alle condotte di “qualche mela marcia”, sperare di potersi limitare a fare un po’ di “ammuina” nella speranza che “Adda passà a nuttata”. In tal caso il risveglio sarebbe davvero drammatico”, ha concluso il principale rappresentante sindacale della funzione pubblica Ue.

L’Avvocata Veronique Laurent ha quindi concluso il panel, prima di dare spazio ad un animato dibattito, a seguito di molti interventi da parte del pubblico, sul terzo binario evocato dal generale Butticé: quello della situazione giudiziaria e penitenziaria belga, evocato dall’avvocato difensore della parlamentare greca Eva Kailli, tuttora in carcere, ed in modo particolare sulla denuncia di essere soggetta a “torture”, o pressione, finalizzate ad estorcerle eventuali confessioni nonostante la stessa si sia sinora dichiarata all’oscuro delle ingenti somme di denaro rinvenute a casa sua, per le quali il suo compagno italiano, e padre di sua figlia, sembra sinora essersi assunto la responsabilità.

“In occasione dell'arresto della vicepresidente del Parlamento europeo e delle dichiarazioni del suo avvocato, che non ha esitato a parlare di tortura, le condizioni di detenzione in Belgio sono state sotto i riflettori”, ha esordito l’ex presidente del Consiglio centrale di sorveglianza penitenziaria del Belgio. “Le condizioni di privazione della libertà in una cella della Polizia Federale, denunciate dal legale della signora Kailli sono deplorevoli, tanto più che non sono eccezionali”, ha proseguito.

“Se non è tortura, è senza dubbio un trattamento degradante. Inoltre, le condizioni di detenzione nelle carceri belghe sono spesso denunciate da organismi internazionali. La situazione carceraria è considerata disumana e la politica carceraria inefficace. È auspicabile che l'opinione pubblica prenda coscienza dell'importanza di questo tema e che il mondo politico abbia il coraggio di affrontarlo. Dobbiamo quindi cogliere ogni occasione per discuterne”, è stato il messaggio forte e chiaro che l’Avvocato Laurent ha voluto lanciare al numeroso auditorio.

Non prima di aver ringraziato il Circolo Culturale Esperia per l’invito ricevuto, e per aver organizzato questo interessantissimo e sinora inedito dibattito pubblico.

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