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Antonio Cenini, il volto europeista del Centrodestra nella ripartizione Europa

Autore: Alessandro Butticé / AISE

Il funzionario Ue reggiano Antonio Cenini, studi liceali e poi laurea in Scienze diplomatiche, dirigente dello Stato con esperienze prima alla Presidenza del Consiglio e poi alla Ue – che nel 2015 gli ha affidato il protocollo di Expo Milano – aspira a sedersi dall’altra parte della barricata. É infatti ufficialmente candidato (in quota Forza Italia) nel listone del centrodestra degli italiani all’estero. Dove si vota con la preferenza. “Saranno settimane molto impegnative – sorride – ma sono pronto”.





Cenini è molto noto in Europa e nelle istituzioni europee, in quanto cofondatore e presidente del Circolo Esperia (un’associazione culturale di area Ppe molto attiva a Bruxelles), membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) e, padre di tre figli, tra i fondatori dell’Associazione Genitori della Scuola Europea Bruxelles IV.

D. Perché questa candidatura?

R. Perché me l’ha chiesto Antonio Tajani, un galantuomo che a Bruxelles gode di una grandissima considerazione internazionale. Non potevo dirgli di no. E poi mi sono detto: ho 53 anni, ho sempre lavorato per la politica in Italia e all’estero, ne conosco i meccanismi: perché non mettermi a disposizione?

D. Cosa intende proporre agli italiani all’estero attraverso la sua candidatura?

R. Vorrei dare voce a quei 2,9 milioni di italiani che sono iscritti all’Aire in Europa, vivono all’estero, sono spesso professionisti e imprenditori, persone di talento che ogni giorno ci rappresentano nel mondo e che in Italia non hanno voce in capitolo. Sono persone persino discriminate sul piano fiscale: pagano tutto l’anno la Tari per la casa di famiglia, avuta magari in eredità, nella quale tornano 15 giorni all’anno. Sono le persone che vogliono bene al Paese, e che potrebbero essere l’uomo in più per l’Italia.

D. Atlantismo ed europeismo sembrano essere le nuove cifre del programma di governo del centrodestra. Quale ruolo ha avuto il circolo Esperia, da lei fondato in questa conversione?

R. Il Circolo Esperia nasce nel 2019 a Bruxelles come rete di professionisti e progetto culturale finalizzato alla costruzione e al rafforzamento di una piattaforma comune di riferimento per il Centrodestra europeo di governo, basata sui valori del pluralismo democratico, dello Stato di diritto, della non discriminazione, della tolleranza, dell’economia sociale di mercato. In termini di politica internazionale tutto questo significa europeismo e atlantismo ed è bello constatare oggi, dopo soli tre anni di attività, che sono sempre di meno i politici di centrodestra che mettono in discussione questi due pilastri irrinunciabili.

D. Cosa significa essere europeista per Forza Italia?

R. L’integrazione europea è un percorso imprescindibile se vogliamo trasmettere alle generazioni future il nostro modello di civiltà, il pacchetto di valori appena descritti. Per noi essere europeisti oggi significa rafforzare l’Europa e le sue alleanze internazionali, nel rispetto dell’interesse nazionale, recuperando una piena sovranità industriale, tecnologica e militare europea. Vogliamo promuovere un rapporto più maturo, consapevole e responsabile dell'Italia con l’Europa, convinti che in questo modo l’appartenenza al progetto europeo non significa indebolire la nostra sovranità nazionale, quanto piuttosto rafforzarla rendendola più resistente alle crescenti pressioni del mondo circostante. Il Mediterraneo ad esempio deve tornare a essere un baricentro di opportunità, non un crogiolo di instabilità.

D. Qual é la sua visione di Unione Europea?

R. L'Unione Europea è lo strumento per realizzare quanto appena detto, non il fine. Oggi questo strumento deve essere adeguato alle nuove sfide e al nuovo disordine internazionale e la Conferenza sul futuro dell'Europa appena conclusasi ha tracciato la strada. Bisogna aprire il grande cantiere per la riforma dei Trattati, superare l'unanimità, accelerare con la difesa europea. Mario Draghi sarebbe l'uomo ideale per guidare questo cantiere.

D. Gli italiani all’estero, con la riduzione dei parlamentari, hanno perso rappresentanza in parlamento. Come giudica questa situazione e cosa intende fare se eletto alla Camera?

R. Il taglio dei parlamentari è stato un errore clamoroso, che riduce il livello di rappresentatività delle nostre comunità penalizzando tanto più i milioni di cittadini italiani residenti all'estero. Già prima del voto le nostre comunità all'estero erano penalizzate e fortemente sottorappresentate, oggi la situazione è ancor più insostenibile e inaccettabile. Gli italiani all'estero dovrebbero punire nelle urne le forze politiche che hanno fatto questa scelta scellerata! Credo che l'unica soluzione possibile sarà di rivedere questi tagli nel quadro della riforma costituzionale complessiva che il centrodestra ha già annunciato.

D. Quali sono le esigenze degli italiani all’estero, ed in particolare di quelli residenti in Europa?

R. Prima di tutto di non sentirsi cittadini italiani di serie B. Vi sembra normale che in alcuni Consolati europei si debbano aspettare sei-otto mesi per rinnovare un passaporto? Che un anziano senza computer non possa nemmeno prendere appuntamento? Che di fronte alle vicende più difficili della vita, una malattia, la morte di un proprio caro, la ricerca o perdita del lavoro gli italiani all'estero siano così abbandonati dallo Stato al proprio destino? Subendo per di più discriminazioni in Italia sulla tassazione della prima casa, sulla tassa per l'immondizia, sull'assistenza sanitaria? Una vergogna che cancelleremo senza esitazione. La sinistra ha governato quasi sempre negli ultimi vent'anni ed occupa il 90% dei posti nei Comites e nel CGIE, non è per nulla credibile quando promette di cambiare le cose.

D. Quale sarà il compito del ministero degli italiani all’estero, previsto dal programma di FI? Quale valore aggiunto?

R. Il nuovo ministero, già istituito dal governo Berlusconi e successivamente soppresso dai successivi governi di sinistra, dovrà innanzitutto occuparsi della riforma radicale del sistema di rappresentanza degli italiani all’estero, che superi i Comites in favore del ritorno alle aggregazioni associative, per recuperare un alto livello di partecipazione delle comunità italiane all’estero, incluse quelle di seconda e terza generazione, per creare una sinergia territoriale a rete che consenta la vera partecipazione a tutte le fasce sociali della comunità. Il nuovo Ministro sarà il punto di riferimento di tutte le comunità italiane nel mondo, il volto amico a cui rivolgersi per essere ascoltati.

D. Lei é un dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri da anni prestato alle istituzioni europee. Come intende mettere a disposizione dei suoi elettori la sua esperienza?

R. L'Italia è un Paese fondatore delle Comunità Europee ma ancora oggi, dopo oltre mezzo secolo, il nostro sistema istituzionale e amministrativo fatica a partecipare appieno ai processi decisionali europei, perdendo così l'opportunità di incidere come potrebbe e dovrebbe sulle decisioni europee, anche su quelle che ci toccano più da vicino. Abbiamo ottimi esperti dei meccanismi europei che però capiscono poco di quelli nazionali, siano essi amministrativi o politici, e ottimi amministratori nazionali che però masticano poco delle complesse procedure europee. Mancano figure come il "mediano" nel calcio, quelli che nell'ombra sanno cucire attacco e difesa. Personalmente negli ultimi venti anni ho giocato da mediano, a centrocampo tra Italia ed Europa e metterò in campo tutta la mia esperienza in tal senso. Il prossimo governo di centrodestra dovrà agire ad esempio per promuovere sistematicamente la presenza e l'avanzamento dei funzionari italiani nelle istituzioni europee e per favorire la mobilità e lo scambio dei funzionari nazionali a livello europeo.

D. Qual é l’elettorato a cui intende rivolgersi?

R. Tutte le donne e gli uomini di buona volontà orgogliosi di essere italiani, senza pregiudizi, che credono ancora nell'Italia nonostante tutto, e che in ultima istanza sono le persone e la loro storia a fare la differenza, a prescindere dal colore politico.

D. Com’é cambiata l’emigrazione italiana all’estero negli ultimi decenni?

R. La tendenza prevalente oggi sono i giovani qualificati che lasciano l'Italia in cerca di opportunità di valorizzazione dei propri talenti, un lavoro ben retribuito e un modello di vita più decoroso e dinamico. Poi ci sono i pensionati attratti dagli incentivi fiscali offerti loro da Paesi come il Portogallo. In entrambi i casi si tratta di una perdita per l'Italia, a meno di non riuscire a creare un sistema "circolare" in grado di riportarli prima o poi in Italia.

D. Perché un italiano residente all’estero in Europa dovrebbe votarla?

R. Perché il centrodestra vincerà le elezioni. Ci sono pochi dubbi in merito. E votare per me sarà la garanzia di avere un "amico" sinceramente europeista pronto ad ascoltarlo e a portarne personalmente le istanze al nuovo Governo di Roma, dentro ai Ministeri, a livello parlamentare, per i prossimi cinque anni, per l’Italia, a prescindere dall'orientamento politico. Penso al sistema delle imprese che si batte ogni giorno a Bruxelles per difendere il Made in Italy, agli studenti Erasmus, alle Università che partecipano ai bandi Horizon, ai rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali. La mia storia personale dice che potrà fidarsi di me al 100% e che sarò in grado di portare le sue istanze al cuore del nuovo Governo. Chi gli promette mari e monti ma è destinato all'opposizione non sarà in grado di mantenere le promesse. Insomma, agli amici che mi stimano ma che normalmente non voterebbero per il centrodestra vorrei dire "turatevi il naso e votate Cenini", sarà un ottimo investimento.

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