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Le riforme della pubblica amministrazione viste da Bruxelles, secondo Massimo Balducci

Autore: Alessandro Butticé / AISE


Il Professore Massimo Balducci è un “ragazzo” di soli 74 anni che coniuga la sua lunga esperienza accademica e di convinto europeista con i piedi per terra con l’entusiasmo ed il dinamismo che deve essere esempio per tanti giovani. All’insegna del detto che “vale più un grammo di buon esempio che tonnellate di parole”.

Lo sanno i suoi tanti studenti ed ex studenti nel mondo, ma anche i giovani, e meno giovani, sostenitori del Circolo Culturale Esperia, il think tank italiano del pensiero europeista che rifugge sia il “sovranismo peloso” che l’“europeismo da piedistallo”. Due atteggiamenti che irritano chi scrive in eguale misura.

Esperia si ispira invece all’europeismo dei valori liberali del Partito Popolare Europeo e beneficia da sempre del generoso contributo di idee e di pensieri del Professore Massimo Balducci.

Una ragione per apprezzarlo di più, me l’ha data la recente lettura di una delle sue ultime opere: “Un gatto che si morde la coda, ovvero le riforme della pubblica amministrazione – analisi e suggerimenti”, edito da Guerini e Associati, con un taglio che, pur non rendendo torto all’accademia, privilegia lo spirito comunicativo e autenticamente pedagogico, testimoniato da chiare road-map, come si usa nelle strutture moderne e nelle imprese più che nella pubblica amministrazione italiana.

Nella sua opera, l’Autore ha cercato di capire, prima, e poi spiegare al lettore, perché gli sforzi miranti a migliorare il rendimento della nostra amministrazione siano stati sin qui deludenti.

Contrariamente a molti studiosi della materia, il cui obiettivo è spesso quello di puntare sempre il dito contro qualcuno, dando poi poche soluzioni concrete, lui non trova dei colpevoli, trova soltanto che, sinora, in Italia ci si è “limitati a curare i sintomi, e non i virus che sono la causa delle disfunzioni della nostra pubblica amministrazione”. Virus che sono principalmente di natura culturale. E ad ognuno di questi virus risultano facilmente riconducibili le disfunzioni della nostra amministrazione.

Per migliorare il rendimento amministrativo, secondo Balducci, “più che riforme su normative, bisogna puntare sul cambiamento delle prassi. Nessuno può dire ‘fin tanto che il legislatore non cambia le cose io continuo a fare quello che ho sempre fatto’. Perché ogni funzionario e amministratore della cosa pubblica avrebbe il dovere di fare, senza aspettarsi che le cose che deve contribuire a fare accadere cadano dall’alto”.

“A partire dagli anni Sessanta dello scorso secolo – scrive l’Autore nella Premessa – quasi tutti gli stati occidentali hanno conosciuto una serie di riforme dei rispettivi apparati amministrativi. Queste riforme hanno, a ben guardare, una motivazione tecnica”. E ne spiega le ragioni nel corso di un testo strutturato in 3 capitoli: i virus culturali che infestano la nostra amministrazione; l’aspetto operativo: cosa fare; e riforme amministrative e PNRR.

“In questo breve lavoro – evidenzia l’Autore – ci proponiamo di riportare le carenze amministrative del nostro paese alle sue cause profonde andando al di là dei sintomi”. Occorre infatti compiere un salto di qualità, abbandonare l’illusione che alcuni interventi normativi possano sortire un effetto magico, acquisire una strumentazione metodologica di base e la consapevolezza che un vero cambiamento implica necessariamente una modifica radicale degli schemi mentali con cui si affronta il problema.

Ed è un’opera che chiunque abbia a cuore la riforma della pubblica amministrazione italiana dovrebbe leggere. Con l’attenzione con la quale il Professore Balducci è seguito da decenni non solo nelle aule accademiche italiane, ma anche, e soprattutto, a Bruxelles. Sede delle istituzioni Ue.

Marchigiano doc, di Ancona, ma cittadino del mondo, e certamente d’Europeo, Massimo Balducci vive attualmente tra la Toscana, le Marche ed il Belgio. Ha sempre diviso la sua attività tra ricerca accademica, formazione e consulenza di organizzazioni pubbliche e private. Già full professor di Organization Theory allo European Institute of Public Administration di Maastricht e docente di Auditing e controlling al “Cesare Alfieri” di Firenze, docente stabile di European Public Management alla Scuola Nazionale di Amministrazione (SNA) di Roma. È stato vicepresidente dello European Network of Training Organizations for Regional and Local authorities (ENTO). Collabora con il Consiglio d’Europa, lo United Nations Development Program e la Banca mondiale a vari programmi di assistenza a pubbliche amministrazioni.

Autore di numerose pubblicazioni in francese, inglese e italiano in materia di analisi istituzionale e di public management, è stato autore, negli anni ’80, dei concetti di “stato regolatore” e “stato funzionale” poi ripresi da tutta la letteratura mondiale.

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