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Con Esperia i valori cristiani devono restare al centro dell’Europa di oggi e di domani

Aggiornamento: 26 giu 2023

Autore: Alessandro Butticé / AISE

È partito alla grande il Circolo Culturale Esperia, nella sua veste di nuovo membro della famiglia del PPE, il Partito Popolare Europeo. Da qualche settimana membro del Wilfried Martens Center for European Studies (il think tank ufficiale del Ppe), l’8 giugno, presso il Palazzo dei Gruppi Parlamentari di via Campo Marzio, a Roma, ha organizzato una conferenza dal titolo “Con i valori cristiani al centro: la classe dirigente per l’Europa di oggi e di domani”.




Relatori di eccezione, in un’aula gremita di parlamentari, giornalisti e rappresentanti di diversi culti religiosi, il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e Vicepresidente del PPE, Antonio Tajani, ed il Presidente del Gruppo PPE al Parlamento Europeo, e Presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber.

Ed è stata una conferenza nella quale si è volato alto. Toccando temi sinora tabù per tutti gli schieramenti politici. Quello di fede ed europeismo. Forse dai tempi del progetto di costituzione europea. E risaliamo all’inizio di questo secolo. Quando ci fu un aspro dibattito sull’opportunità di inserire nel progetto di Costituzione europea, un riferimento alle radici giudeo-cristiane dell’Unione. Quelle storiche e culturali, che sono innegabili anche per gli atei e credenti di altre religioni in buona fede. Quelle delle cattedrali e dei campanili, per intenderci, che sono parte del millenario paesaggio, oltre che del patrimonio storico culturale del nostro continente. Assieme ad un’infinità di altre opere d’arte, e della nostra letteratura, senza doverci riferire solo alla Commedia di Dante.

Sappiamo come si è concluso quel dibattito. Ma sappiamo anche come si è concluso il progetto di costituzione europea. E non si era ancora in epoca di “cancel culture”. Quella che probabilmente vorrebbe censurare la storia dei simboli mariani della bandiera blu stellata dell’Unione Europea. Appositamente ispirati dalla fede dell’autore del bozzetto, prescelto tra i diversi presentati. Quello del disegnatore francese Arsène Heitz.

“Non sono certo un baciapile” ha ricordato Tajani. Il quale non ha minimamente voluto mettere in discussione la laicità di stato ed Unione europea. Ma ha voluto soffermarsi sui valori dell’uomo. Che deve restare al centro, assieme all’ambiente che lo circonda, dell’idea di Europa e Unione Europea che il Ppe vuole. E dell’uomo fa parte anche il suo spirito. Negarlo è negare la realtà. Qualunque possa essere la credenza di ciascuno. Pur senza influenzare la doverosa laicità delle istituzioni. Ma senza tuttavia ghettizzare nemmeno chi, oltre ad un corpo, crede di avere anche uno spirito, o un’anima.

Perché, ha ricordato Tajani riferendosi all’europarlamentare e filoso francese François-Xavier Bellamy, ed in modo particolare al suo libro “Dimora”, non possiamo scordare le nostre radici. E dobbiamo avere “una visione armonica della società, diversa da quella del caos”. Mettendo sempre al centro la famiglia. Il luogo da cui parte il futuro. “Per una visione che dia speranza, e con esso ottimismo”, ha precisato Tajani.

Manfred Weber, dopo essersi complimentato con Antonio Tajani, che ha definito il principale garante del governo italiano del rispetto dei valori europei, e non solo del PPE, ha ricordato quanto i valori cristiani siano alla base del pensiero politico, sia pure laico, del principale partito europeo. Che ha esprime attualmente, la presidenza del Parlamento e della Commissione Europea.

“Ed oggi l’Ue è inimmaginabile, come lo è stato dal Dopoguerra, senza il contributo dei cristiano democratici”, a cominciare dai suoi Padri. Come Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer.

Diversi sono stati gli interventi, anche in streaming, da parte di partecipanti a questa conferenza. Che ha osato trattare un tema, per molti, sinora tabù. Tra questi, l’ex Presidente Primo Ministro della Slovacchia, Mikulas Dzurinda, attuale Presidente del Wilfried Martens Center.

Tajani e Weber, hanno anche sottolineato quanto poco illuminato sia stato il divieto, per molti anni, di mostrare qualunque simbolo religioso all’interno degli uffici delle Istituzioni europee. Indipendentemente dal tipo di confessione, e dal doveroso laicismo delle stesse.

Weber ha ricordato l’esempio di un comune tedesco in cui, per non offendere i mussulmani, si era abolito l’albero di Natale. Suscitando la sorpresa e la protesta di molti. Tra i quali anche un sindaco di religione mussulmana, che non capiva la ragione di quel comune nello scegliere di rinunciare alle proprie tradizioni.

Le parole di Tajani e Weber, unite alla recente esposizione di opere gay-cristiane della fotografa svedese Elisabeth Ohslon (cresciuta in una famiglia cristiana, la quale sostiene che “se Cristo fosse sceso in terra oggi si occuperebbe molto, assieme ai più vulnerabili, anche di quelli appartenenti al mondo lgbt+”), ha fatto sperare a molti che presto, al Parlamento europeo, si possa vedere anche un’esposizioni di opere d’arte cristiane, e di altre religiose, di altri tipo. Come, ad esempio, quelle più tradizionali, dei presepi napoletani, o delle icone ortodosse.

Interpellata in merito, la delegazione svedese del “Gruppo della Sinistra”, che, con l’eurodeputata Malin Bjork, aveva promosso l’esposizione di Elisabeth Ohslon, ha infatti risposto che non avrebbe nessun problema se ci fosse una mostra del genere al Parlamento europeo.

Segno, forse, che i tempi stanno cambiando. E che, pur senza scalfire la laicità delle istituzioni democratiche, possano permettere la realizzazione di un vero spirito liberale e illuminato. Contro ogni tipo di sterile tabù, che può rischiare solo una protesta da parte di molti verso un Europa di divieti e dogmi al contrario. Che potrebbero allontanarla, invece di avvicinarla, ai suoi cittadini. Ed il prossimo banco di prova saranno le elezioni europee del 2024.

Nel frattempo, non si può non registrare il successo di questa conferenza. Organizzata nello spirito di quello che è stato dal suo inizio il Circolo Culturale Esperia. Nato, alla fine del 2020, senza una struttura precisa, più sull’esempio dell’Agorà greco che di un vero e proprio circolo politico.

I valori di Esperia, dei quali sono principali custodi il suo presidente, Antonio Cenini, organizzatore - animatore e moderatore della conferenza - e Mattia de’ Grassi, vogliono essere quelli di essere “un punto di riferimento per gli italiani di centro-destra, per chi si impegna da anni a Bruxelles e crede che l’Europa debba difendere prima di tutto la libertà e la dignità dell’uomo, che il cittadino debba essere al centro, con attorno uno stato pronto a garantirlo e supportarlo, non opprimerlo o limitarlo. Per chi crede in una vera economia sociale di mercato che serva l’interesse generale, per chi vuole costruire un’Europa migliore, ma soprattutto un’Europa con più Italia”.

Assieme a Cenini e de’ Grassi, hanno collaborato all’organizzazione ed successo di questo evento, molti giovani, e meno giovani, membri e simpatizzanti, del circolo. Tra questi, Carlo De Romanis, Federica Fico, Marco Parroccini e Antonella Marino Warasin. I quali animano un circolo nell’ambito del quale vige il più ampio diritto di espressione, anche nel dissenso. Nello spirito fondatore liberale, di questo think thank culturale italiano-europeo.

Il circolo è infatti nato attraverso il confronto, l’informazione e la formazione, mirando “a creare una rete di competenze e a farla crescere, per poter fornire un contributo reale, concreto e italiano al progetto europeo”.

La forza di Esperia, si può sintetizzare nelle parole che Antonio Cenini e Mattia de’ Grassi pronunciarono, presentandolo, nel dicembre del 2020. Dopo aver premesso che il primo punto di riferimento di Esperia sarebbe stato il Partito Popolare Europeo, come confermato dalla sua recente entrata nel Martens Center, con una dichiarazione congiunta precisarono: “non saremo un circolo di partito. Al contrario incoraggeremo il confronto con chi ha un punto di vista diverso, cercando anche di valutare se e come sia possibile trovare dei punti d’intesa con tutti coloro che credono in un’Europa forte, con l’Italia al centro”.

Ed è quello che I partecipanti alla conferenza sui valori cristiani nell’Ue hanno potuto riscontrare nel dinamico dibattito. Perché, come il cristianesimo, nella democrazia della laicità, non può e non deve appartenere a nessun orientamento politico o di pensiero, neppure l’Unione Europea può esserlo. In quanto l’Europa deve restare ed essere la casa di tutti gli europei. Indipendentemente da genere, razza, religione, posizioni filosofiche, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, nazionalità o altro. Quindi, compresi gli appartenenti alla comunità lgbt+, ma anche a quella cristiana. Che non devono mai essere, e neppure pensare di esserlo, soggetti a qualunque discriminazione. Sia essa negativa che positiva. E con questa conferenza, Esperia ha dichiarato voler cominciare a ricordarlo.

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